Mi piacerebbe trovarmele addosso le tue orbite,
su questa pelle da viscida aspide.
Sulle labbra che serrate sono.
Sui miei segreti, rivelati e minimizzati.
Come donnina di nessun costume mi hai disegnata.
L'interpretazione ad andar per mostre è soggettiva, sai?
Fuori le accuse.
Dentro le grida.
Rese storpie.
Me le terrò per me, come i miei fantasmi.
Sola io e loro.
Sola.
Utile sarebbe sbatterti in faccia la mia maledizione.
Invece oggi spengo il cielo, smorzo il sole,
pennello di nero i miei colori più veri.
Quelli che non credo aver mostrato mai.
Ancora una volta, annegherò nelle mie gocce.
Sola.
Perchè non è d'amor che sento,
ma di morte l'odore.
Desidero di me svanire,
di scompormi la carcassa,
farla a pezzi, vezzeggiarla.
Desiderio di abitare,
di in te dimorare,
di costruire e andarci ad amare,
di condivisione di cose e parole.
Desiderio di abbracciare,
di poter parlare di sogni e spaventi,
di poter sentir caldo,
di voler restare.
Desiderio di non ricordare,
di non più andar via,
di occhi lucenti che mai scorderei,
di posti sperduti che non trovo più.
Desiderio di acqua sui piedi,
di scender da un treno,
di aspettarsi l'abbraccio,
di invece scontrarsi.
Desiderio di non infrangersi
ché in quell’ abbraccio
non ci sei tu.